• Dott. Riccardo Votadoro

Gelosia: dal possesso al disvalore - La storia di Gabriele

La macchia di rossetto sul colletto di tuo marito.

Tua moglie che ricomincia ad andare dal parrucchiere.

Il tuo fidanzato che va in ansia quando gli tocchi il cellulare.

La richiesta di non andare alla SPA con le amiche.

Se ti sei mai ritrovato in una relazione sentimentale stabile, hai probabilmente temuto o vissuto una di queste situazioni. Sono esempi tanto comuni quanto presenti nella finzione artistico-letteraria.


L’avrai sicuramente già capito: sto parlando della Gelosia.


La gelosia è il sospetto di avere un rivale, il timore di essere rimpiazzati. Questa sensazione di inganno è reso doloroso dalla sensazione di essere stati abbandonati, umiliati. Questo pericolo rende la gelosia un’emozione potenzialmente incendiaria e che trasforma l’intimità in rischio.


Se nella donna la gelosia viene vista sotto una perfida illuminazione di oscurità, nell’uomo è quasi onorevole. Questo ci dice quanto l’emozione della Gelosia abbia dei connotati sociali e culturali non indifferenti. Otello è eroe e vittima consumato dal veleno della gelosia.

In tempi più recenti, la gelosia, ad appannaggio solamente maschile, quando veniva minacciata una proprietà (la moglie) poteva trasformare un omicidio intenzionale in colposo. Il delitto d’onore.

A seguito dei movimenti femministi la gelosia incominciava ad assumere le sfumature di qualcosa di meschino e allarmante piuttosto di un sentimento onorevole e legittimo.


Gli psicologi contemporanei la definiscono come il timore di perdere l’esclusività di una posizione privilegiata in un ambito importante della propria esistenza. Ampliando quindi la gelosia non solo verso le persone, ma anche verso cose materiali e immateriali.

La gelosia è un’emozione legata ad una perdita o ad un abbandono o alla paura, sotto forma di ansia anticipatoria, che questo avvenga.


In alcuni casi non è la perdita in sé l’aspetto preoccupante per il geloso, ma quanto questo possa descrivere la sua scarsa capacità di tenersi la persona vicina.


Esistono fattori biologici predisponenti e meccanismi di attaccamento alla radice dell’insorgenza della gelosia.

Gli ingredienti imprescindibili e necessari sono:

  • il desiderio di una relazione affettiva o sessuale con una persona

  • il timore o la certezza che altri possano godere delle sue attenzioni

  • il bisogno di mantenere l’unicità nella relazione


L’ansia di essere stati traditi provoca a sua volta un tracollo dell’autostima, sentimenti di rabbia e tristezza che si mescolano in un mix esplosivo.

Più si è investito nella relazione in termini di “quanto valgo” maggiore sarà l’intensità della gelosia (M. Apparigliato, 2010).


Cosa facciamo quando siamo spinti dalla gelosia?

Da “semplici” attivazioni somatiche e neurovegetative, ad atti che interessano il codice penale.

Sudori freddo, tachicardia, muscoli tesi, vampate di calore, labbra serrate sono tra i sintomi più evidenti di un attacco di gelosia, presenti anche solo ad immaginare il tradimento di un partner. E’ l’atteggiamento tipico di chi si prepara a combattere con un rivale.


Anche la gelosia come tutte le altre emozioni ha una sua funzione adattiva e serve a qualcosa:

  • Può essere funzionale alla coppia, nel senso di garantire uno stato di allerta generalizzato contro l’eventuale irruzione di terzi che potrebbero destabilizzarla;

  • Funzionale al mantenimento della propria autostima e della propria sicurezza;

  • Funzionale al mantenimento dell’unicità del Sé attraverso un percorso di differenziazione di me dall’altro.

Quindi la gelosia per alcuni potrebbe essere lo strumento per costruire un proprio senso di Sé (Guidano, 1992).


La storia di Gabriele

Gabriele è un uomo di 49 anni, sposato senza figli. E' direttore bancario e gode di un'ottima posizione sociale, è affetto da gelosia patologica.

Nell’infanzia aveva assistito all’infedeltà della madre e si era sentito complice per non averla rivelata al padre.

Secondo Gabriele la madre aveva tradito suo padre perché quest’ultimo era assente e non le dimostrava tutte le attenzioni che lei meritava.

Da adulto è diventato molto geloso, ai limiti del penale, non tanto per il timore di perdere sua moglie, ma quanto per ciò che questo dimostrava di lui.

“Se mia moglie mi tradisce vuol dire che non sono un buon marito”

Il suo bisogno primario era poter dimostrare di essere un “buon marito” e per farlo iper compensava, accertandosi continuamente che la moglie non lo tradisse, per cercare la conferma che il suo obiettivo fosse soddisfatto.

L’eventuale infedeltà della moglie avrebbe dimostrato la sua incapacità di amarla e di darle tutte le attenzioni che meritava.

“Ho paura che non riuscirò ad invogliarla a stare solo con me, come fece mio padre”.

Durante il percorso di psicoterapia Gabriele è riuscito a venire a contatto con quel bambino ferito ed arrabbiato per come la madre lo usava come scudo per difendersi dai suoi incontri extra-coniugali. L’intensità della sua gelosia iniziò ad affievolirsi.


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